Declassamento del teatro Stabile, Regione Veneto: "Siamo stati colpiti nella reputazione"

"Questa bocciatura brucia e lascia sbigottiti. Abbiamo subito un grave danno. Nulla resterà intentato", assicura l'assessore alla Cultura del Veneto, Cristiano Corazzari

"Non si può dequalificare un teatro Stabile che dal 2014 al 2017 ha aumentato, dati alla mano, le produzioni, il numero di registi, attori e tecnici scritturati, le giornate recitative, e che ha incrementato gli spettatori". Con questa constatazione l'assessore al Territorio, Cultura e Sicurezza della Regione Veneto, Cristiano Corazzari, apre la conferenza di martedì a palazzo Grandi Stazioni, contro la bocciatura "da teatro Nazionale a teatro di Rilevante Interesse Culturale, che lo ha privato del prestigioso riconoscimento non solo in Veneto ma nell’intero nordest d’Italia".

'Decisione devastante'

“Questa decisione è un segnale devastante – rincara Corazzari – perché frustra l’efficienza, la capacità di crescere, la voglia di migliorarsi, ma anche il prezioso lavoro di professionisti e artisti: può un Paese continuare in questo modo, può, invece che assumerli a modello, continuare a punire e a svilire modelli vincenti come quelli proposti dal Veneto, non solo in ambito teatrale, ma anche nella Sanità e nella spesa pubblica in genere? Da questa vicenda scaturisce inevitabilmente un sentimento di ribellione, ancor più se consideriamo che sul valore totale della produzione del teatro Stabile del Veneto, ben il 52,37% viene dalla vendita dei biglietti, percentuale che nessun altro teatro d’Italia nemmeno sfiora”. 

"Teatro stabile del Veneto non più Nazionale? Ostilità politica"

“Se i teatri sono aziende – ha sottolineato il vicepresidente del consiglio, Giampiero Beltotto – anch’essi non possono prescindere dai numeri. Ma la commissione consultiva ha lavorato sui numeri o su altro? Vogliamo semplicemente trasparenza: per questo abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti, per capire i motivi di questa decisione amministrativa, politica e istituzionale che danneggia tutto il teatro del nordest. Siamo stati colpiti nella reputazione da una legge statale incompleta, a cui mancano i regolamenti e i decreti attuativi”.

“La nostra presenza qui – ha affermato Corazzari – è un segno di vicinanza ma ancor più il riconoscimento di un sistema di cui siamo orgogliosi, che i dati dimostrano essere un’eccellenza a livello nazionale, ben al di là delle patenti date da talune commissioni. Vogliamo essere protagonisti nel sostegno al nostro teatro Stabile, perché il suo è un progetto vincente e questa bocciatura brucia e lascia sbigottiti, in quanto nasce dalla  discrezionalità, da un arbitrio che confligge con la chiarezza. Non lasceremo nulla di intentato: abbiamo chiesto un incontro al ministro in carica, coinvolgeremo il Parlamento appena eletto, e interloquiremo con chiunque sia disposto a entrare nel merito di questa decisione, discutendone con criteri oggettivi e di giustizia”.  

Agis

"Se sapremo fare squadra su questo fronte, superando le appartenenze politiche, non solo faremo una buona legge, ma ristabiliremo anche i valori delle nostre istituzioni culturali in ambito nazionale - dice il presidente dell’associazione Generale Italiana dello Spettacolo (Agis) delle Tre Venezie, Franco Oss Noser, che ha attribuito alla norma nazionale, “debole e stiracchiata”, la decisione della Commissione “che lascia allibiti, non solo nel Triveneto”. Due gli obiettivi da lui indicati per l’immediato: far sì che siano garantite al teatro Stabile del Veneto risorse economiche adeguate all’ottimo progetto presentato e agire “in maniera ficcante” nella fase di scrittura dei regolamenti della legge statale che ha provocato questa grave situazione.

Occupazione

Intervenuti anche Paola Guidolin, a nome del sindacato, per chiedere la concreta salvaguardia dei livelli occupazionali del teatro Stabile, il presidente del teatro Stabile del Veneto, Angelo Tabaro, e Paolo Giaretta, presidente dell’Orchestra di Padova e del Veneto, per il quale “oggi è in gioco il destino della proposta culturale del nostro territorio”.

Di occupazione ha parlato anche il segretario comunale del Pd di Venezia, Guorgio Dodi: "Siamo preoccupati per le conseguenze che la scelta potrà avere sulla principale struttura di produzione di spettacoli teatrali della nostra Regione. Si tratta di un'impresa sana, che dà lavoro a decine e decine di persone tra artisti, tecnici e personale amministrativo. Un'impresa efficiente che è in grado di autofinanziarsi per oltre il 53% del proprio bilancio, pur salvaguardando la proposta culturale e di spettacolo. Riteniamo necessaria un'azione congiunta di tutte le forze politiche e delle istituzioni locali, a difesa di un'impresa che è patrimonio di Venezia e del Veneto".


 

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