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Vita da studenti a Venezia: un posto letto in residenza fino a 900 euro

Presentata allo Iuav una ricerca che fotografa una situazione densa di criticità, tra case fatiscenti, traslochi per far spazio a turisti, costi esorbitanti. Ma il 70% degli universitari vorrebbe restare in città

Un momento della presentazione-dibattito tenutasi oggi a Palazzo Badoer

Tanto interesse e una sala piena ieri pomeriggio alla sede Iuav di palazzo Badoer, aula Tafuri, dove sono stati presentati i risultati dell'indagine 9mq - perimetri dell'abitare: un'inchiesta che, attraverso un questionario sottoposto agli studenti delle università veneziane, ha indagato le condizioni abitative degli studenti lagunari oggi (o più precisamente, tra l'aprile e il giugno 2023, quando è stato sottoposto il sondaggio), provando a colmare un vuoto di dati e analisi che, hanno ammesso i relatori, continua da decenni. 

La ricerca, a cura di Naomi Pedri Stocco e Valentina Rizzi, dottorande allo Iuav, è stata condotta sia attraverso i canali social sia con la collaborazione e il sostegno  di diversi collettivi studenteschi del territorio (Collettivo Lisc, UDU Venezia, Senato degli Studenti Iuav, ADI Venezia, rappresentanti dei dottorandi Iuav e Ca’ Foscari, Consulta Studentesca Aba), mentre il seminario era promosso dal Cluster H-City (Housing in the City - abitare e rigenerare) insieme a Ocio (Osservatorio civico sulla casa e la residenzialità a Venezia). Lo spaccato che se ne ricava, dai numeri (oltre 1200 risposte ottenute, di cui 1071 valide) ma anche dalle 250 testimonianze raccolte, è quello di una città che continua ad essere attrattiva, ma allo stesso tempo decisamente respingente. Con un dibattito, usando le parole delle ricercatrici, in cui il corpo studentesco è spesso raccontato in maniera «svilente e stereotipata», e di conseguenza le politiche abitative, quando esistono, tengono conto degli studenti solo come soggetti transitori o in cerca di divertimento ed esperienze.

I dati principali: case introvabili o fatiscenti

I dati più rilevanti, in sintesi, in parte già anticipati qui. Cercare casa per gli studenti iscritti alle università veneziane è fonte di stress e ansie. Le ricerche sono lunghe, nel 55% dei casi durano dai due ai sei mesi, ma nel 14% si arriva a oltre un anno: ciò per quanto riguarda chi una casa l'ha trovata. Chi ha interrotto la ricerca, nell'89% dei casi lo ha fatto per i prezzi troppo elevati (e in seconda battuta per la carenza di stanze disponibili). Ma anche tra chi non ha proprio cercato un alloggio in città, il 43% spiega di non aver considerato la possibilità dati i prezzi troppo elevati. I contratti stabili sono un'eccezione: il 76% degli studenti intervistati ha un contratto transitorio, l'8% nessun contratto, cioè ha un affitto in nero. Cambiare casa accade spesso: il 12% ha cambiato più di una casa all'anno. E in tutto questo, il conflitto con le affittanze turistiche emerge con forza: «il 1 giugno (in piena sessione) dovremo lasciare casa perché da giugno a settembre la proprietaria affitta abusivamente ai turisti, pagando però le tasse al 10% grazie al nostro contratto» racconta ad esempio uno degli intervistati.

Ma quando una casa o una stanza si trova, i problemi non sono finiti. Le stanze sotto i 9mq, quelle che hanno dato il titolo alla ricerca, sono il 24%: e ci sono decine di casi in cui si tratta di stanze doppie. Il 67% degli studenti vive in condizioni di sovraffollamento, stanze doppie o triple troppo piccole, più di tre persone a condividere lo stesso bagno. Mentre il 36% degli intervistati considera le condizioni abitative del luogo in cui vive problematiche o (per il 14%) fatiscenti. Ma vivere in condizioni di sovraffollamento o con problemi di "fatiscenza" evidenti non fa risparmiare più di tanto sul costo dell'affitto, secondo i dati raccolti dalle ricercatrici: si risparmiano in media poche decine di euro mensili. Tra chi paga da sé l'affitto (studenti lavoratori, dottorandi, assegnisti di ricerca), per il 60% questo incide per oltre il 40% del proprio reddito mensile. In queste condizioni «la casa è un enorme fattore di stress oltre a un luogo in cui non è possibile autodeterminarsi a causa degli spazi ristretti» nota una studentessa.

In questo contesto, molti degli intervistati spiegano di voler lasciare Venezia, proprio a causa della difficoltà ad accedere a una casa (prima che alla difficoltà di trovare un lavoro). Eppure, resterebbe volentieri a Venezia il 32% degli intervistati, considererebbe la possibilità di restarci il 38%, se ci fossero le condizioni. Ma anche tra chi non vuole fermarsi, il tema preponderante è sempre quello del costo della vita e le soluzioni abitative.

Il "caso residenze" e il dibattito

Problema emerso con forza dalla ricerca e dal dibattito a seguire, è quello delle residente universitarie: pochi posti letto, ma soprattutto in calo perché una crescente quota viene destinata alle affittanze turistiche. In diverse residenze universitarie, private ma convenzionate, i posti letto Esu (cioè destinati agli studenti aventi diritto, in base alla normativa per il diritto allo studio) sono meno del 35%. E i posti destinati al "mercato libero" arrivano ad avere prezzi fino a 900 euro mensili per una singola. Un prezzo che, come ha notato Sarah Gainsforth, ricercatrice indipendente e saggista intervenuta nel dibattito a seguire, «si giustifica con i servizi "di lusso" offerti, piscina, palestra, cambio lenzuola. Ma è questo che vogliono gli studenti? Ci sta bene lasciare che siano i privati a offrire questi servizi, e non siano invece servizi pubblici?». Per chi era presente in sala, c'erano pochi dubbi. Eppure, questi prezzi esorbitanti si registrano di fronte a una popolazione studentesca in decrescita, non solo a Venezia, a causa di un declino demografico. «Si costruiscono residenze studentesche oggi per fare spazio ai turisti di domani» ha notato Michelangelo Savino, docente a Padova.

La sintesi brutale è arrivata solo alla fine, dalle parole di Ezio Micelli, docente a Iuav: «So che mozzerà il fiato in sala, ma abbiamo bisogno di un mercato regolato». Il tema è sempre quello, di fatto, della limitazione agli affitti brevi e turistici, indigesto a una parte consistente della città che sulla rendita turistica ha costruito un'economia, e su cui l'amministrazione per ora ha scelto di non intervenire. Giacomo Salerno, ricercatore e attivista di Ocio, ha sintetizzato: «Viviamo in una città bipolare, schizofrenica, che da una parte punta ad avere attività culturali e non solo, per attrarre nuovi residenti, dall'altra chiede di non toccare la rendita, rendendo impossibile a queste persone trovare una casa». Il dibattito, in questi decenni, si è evoluto molto, hanno ricordato i relatori: solo vent'anni fa, il conflitto sembrava tra residenti e studenti, oggi invece gli studenti appaiono una risorsa per evitare lo spopolamento della città. Ma serviranno dati e politiche: la ricerca di Iuav pone un primo tassello. Le due ricercatrici hanno suggerito di attivare un osservatorio comune tra istituzioni e associazioni. «Chi ha diritto alla città? Una domanda che ha attraversato il dibattito nei decenni. Questi studenti oggi, con le risposte a questa indagine, rivendicano il loro diritto a vivere a Venezia» ha notato Micelli. La palla alle istituzioni.


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